Le comete nella storia - Osservatorio - Grotte di Castellana
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Le comete nella storia

Le comete hanno sin dall’antichità attratto l’attenzione degli uomini non solo per la loro spettacolarità ma anche perché sono state fatte oggetto di ogni forma di credenza e di superstizione. Sembra che i primi a chiamarle in tal modo (cioè astri chiomati) siano stati gli Egiziani, ma i primi a darne una interpretazione sulla loro natura furono i Caldei, antica popolazione semitica entrata in Mesopotamia verso l’XI secolo a.C.. In un antico testo essi spiegano le comete in due modi diversi: come pianeti o come fuochi accesi da turbini di aria. Questa doppia interpretazione delle comete, come oggetti astronomici o fenomeni atmosferici, era presente anche nel mondo greco.

 

I Pitagorici (VI sec.a.C.) per esempio, sostenevano che fossero dei veri e propri pianeti, mentre Aristotele, il più grande filosofo dell’antichità (IV sec. a.C.) sosteneva che esse appartenevano al mondo sublunare nel quale i quattro elementi fondamentali (l’acqua, l’aria, il fuoco e la terra) mescolandosi, formavano ogni cosa visibile, quindi le comete erano collegate a eventi meteorologici. Con le idee di Aristotele, però, le comete, collegate ai fenomeni atmosferici, furono considerate come la causa di tutti i mali e di ogni tipo di calamità naturale (come per esempio i terremoti).

 

Queste idee aristoteliche non furono però accettate da tutti; Seneca (I sec.d.C.), uno dei più fedeli seguaci di Aristotele, sosteneva che le comete fossero astri liberi di muoversi nello spazio. Con Tolomeo, matematico, geografo e astronomo, vissuto in Alessandria nel II sec.d.C., si giunse però alla definitiva consacrazione delle idee aristoteliche e del suo sistema del mondo (sistema geocentrico).

 

Nel trattato “Tetrabiblos” in cui operò la più grande schematizzazione dell’astrologia, egli parla delle comete come eventi premonitori di avvenimenti futuri. E sino al 1600, in questo modo la loro conoscenza non progredì affatto, mentre si svilupparono pregiudizi e superstizioni; spesso l’aspetto delle comete in cielo eccitava la fantasia popolare, facendole vedere come spade, pugnali, o comunque come oggetti di morte. Oltre che apportatrici di calamità, le comete furono considerate anche segni del cielo, con i quali Dio comunicava agli uomini, e messaggere della morte dei re. Oggi si ha un elenco di comete che i cronisti di tanti secoli hanno associato alla morte di altrettanti re; alcune di esse non sono mai esistite, come quella registrata per l’anno 814 in occasione della morte di Carlo Magno. L’inizio di osservazioni serie iniziarono nel XVI sec. con Fracastoro, medico veronese, che notò che qualunque fosse stata la posizione occupata in cielo da una cometa, la coda era sempre diretta in senso opposto al Sole.

 

Nel 1543, Copernico propose il suo sistema eliocentrico del mondo, nel quale considerava il Sole al centro dell’Universo, e non più la Terra, come nel sistema aristotelico-tolemaico. Newton, (XVII sec.), fisico e astronomo inglese, che giunse a formulare la famosa legge della gravitazione universale, parla delle comete come corpi solidi circondati da enormi atmosfere, e con le code formate da materiale gassoso, orbitanti intorno al Sole perché soggette alla forza di gravità come i pianeti. La prova definitiva alla sua ipotesi fu data dall’astronomo inglese Edmond Halley, che studiando il moto delle comete apparse nel 1607 e 1682, asserì che in realtà si trattava della stessa e che questa sarebbe riapparsa nel 1758, dopo un periodo di circa 75 anni. La cometa fu effettivamente osservata in quell’anno; tutte le credenze e le superstizioni che avevano dominato per secoli furono smentite; era ormai chiaro che le comete non erano fenomeni atmosferici, ma corpi celesti in moto nello spazio interplanetario allora conosciuto. Alla cometa del 1758 fu dato il nome di “cometa di Halley”; essa è tra le più note fra quelle scoperte.

 

La prima cronaca sicura di un suo passaggio risale al 240 a.C., come viene riportata in cronache cinesi. Un suo passaggio, che ha suscitato negli storici un grande interesse, è stato quello del 12 a.C.; qualcuno ha ritenuto che è stata la cometa di Halley, in questo passaggio, la stella che apparve ai Magi in occasione della nascita di Cristo e che li guidò poi fino a Betlemme. Ma ciò è da escludere perché si è ormai sicuri che Cristo nacque tra l’8 a.C. e la primavera del 4 a.C., limiti che è possibile fissare in base a due riferimenti a fatti storici narrati nei Vangeli: il censimento di Cesare Augusto (8-6 a.C.) e la morte di Erode (4 a.C.). Ma allora, cosa videro i Magi? È a questo punto che gli storici chiedono aiuto agli astronomi; un astronomo tedesco, Keplero, vissuto nel XVI sec., calcolando la frequenza con cui si verificano le congiunzioni di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, trovò che una di queste si produsse nell’anno 7 a.C.. Probabilmente fu questo l’evento astronomico che i Magi interpretarono astrologicamente, come l’annuncio della nascita di un nuovo re (Giove) di giustizia (Saturno) tra gli Ebrei (i Pesci, segno d’acqua, erano associati a Mosè e quindi al suo popolo, appunto gli Ebrei). La congiunzione di Giove e Saturno sembra l’unico evento astronomico di grande richiamo, dato che le cronache astronomiche occidentali, babilonesi, cinesi e coreane non recano traccia né del passaggio di una stella cometa, né l’esplosione di una nova o supernova, nel periodo storico considerato, cioè 8-4 a.C..

 

Infine, sempre alla cometa di Halley sono associati due passaggi di rilevante importanza scientifica; quello del 1910 che permise agli astronomi di osservare le comete con due nuove tecniche, la fotografia, che avrebbe permesso di fissarne l’immagine e la spettroscopia, con cui si sarebbe potuto cominciare a conoscere la sua composizione chimica, e quello del 1986 che, grazie alla sonda europea “Giotto”, ha permesso agli astronomi di osservare per la prima volta il nucleo vero e proprio di una cometa, nucleo da cui ha origine tutta l’attività cometaria. La sonda incontrò il nucleo della Halley il 13 Marzo 1986 passando a soli 2.000 chilometri da esso.

 

Autore : Prof. Nicola Rizzi